Resoconto di metà esperienza.

Lo so il titolo non è per niente creativo,ma non mi è venuto in mente niente di meglio.
E si è stata dura ma sono arrivata a metà del mio percorso; non dico di essere contenta, ma se fosse un posto più caldo e più attivo sentirei meno il richiamo di casa.
Sento che qualcosa sta cambiando in me, non ne sono sicura, probabilmente me ne accorgerò una volta tornata in patria, alla solita routine; ma credo anche solo pensare a quello che potresti migliorare sia un passo in avanti.
Ma non ho intenzione di parlare di questo. In realtà vorrei parlarvi di molte cose che ho scoperto in Armenia, ma sono davvero tante, e mi limiterò a qualcuna e a mostrarvi ciò che vedono i miei occhi ogni giorno, che è anche meglio.

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Dunque partirò da Dicembre, in cui ho avuto l’occasione di partecipare ad una delle più importanti celebrazioni in Armenia, il capodanno. Eredità dei tempi dell’unione sovietica,il capodanno per gli armeni è anche più importante del Natale, nonostante questo sia uno dei paesi con una profonda tradizione cristiana.
La celebrazione inizia il 31 dicembre, come in qualsiasi altra parte del globo, e finisce il 6 gennaio. Ogni famiglia ogni giorno presenta sulla tavola un ingente quantità di cibo, in attesa che qualche ospite (soprattutto parenti) arrivi a fare visita. E noi, ovviamente non ci siamo fatti mancare l’occasione ed è stato un ottimo motivo per avvicinarci di più alla comunità e conoscere nuove persone.

Gennaio invece è passato piuttosto in fretta; in tutta l’Armenia si è diffuso un virus che ha causato qualche morto e per tale motivo le scuole sono rimaste chiuse per l’intero mese; e in un certo senso anche le nostre attività si sono fermate.

Ma da bravi e impavidi esploratori non ci siamo fatti spaventare. Con Andrea e Ricardo siamo andati a Yerevan, dove oltre ad aver camminato parecchio abbiamo fatto un escursione nella Moschea blu e scoperto interessanti notizie sul rapporto tra l’ Iran e l’Armenia.

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Nonostante il club di fotografia non funzioni, il nostro lavoro da reporter continua. Per cui, tra neve, freddo e ghiaccio facciamo del nostro meglio per rendere giustizia al grazioso ( anche un pò noioso) paese che ci ospita, ed ai suoi abitanti.

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Monastero di Haghartsin

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Taxi Drivers.

 

A volte abbiamo anche la fortuna di imbatterci in set cinematografici…

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Ma se dovessi raccontare tutto quello che mi succede, probabilmente opterei per un libro.
Quindi vi saluto, e ringrazio per aver letto il post fino alla fine. Se volete potete seguire le mie avventure anche su instagram (@robertaabreda )o scrivermi per qualsiasi chiarimento o curiosità!

A presto.

 

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